Oltre 260.000 tracce generate con l’intelligenza artificiale e costruite per imitare artisti reali: è il numero di contenuti per i quali Sony Music ha dichiarato di aver chiesto la rimozione alle piattaforme digitali entro la fine di settembre 2026. Sei mesi prima le richieste erano oltre 135.000. Il numero è quasi raddoppiato, ma il problema non riguarda soltanto le major e le star internazionali.
Oggi è sufficiente un catalogo disponibile online, una voce riconoscibile e un’identità artistica già costruita perché qualcuno possa produrre una falsa collaborazione, caricare un brano su un profilo sbagliato, clonare il timbro di un cantante o utilizzare nome e immagine per rendere credibile un progetto che non è mai stato autorizzato.
La domanda non è più se un artista indipendente sia abbastanza famoso da essere imitato. La domanda è se possiede prove, metadati e procedure sufficienti per reagire quando accade.
Nota di trasparenza: l’immagine di copertina è una rappresentazione generata con intelligenza artificiale di Roberto Mantovani, realizzata con il suo consenso.
Cosa è successo davvero con le 260.000 tracce segnalate da Sony
Secondo i dati comunicati da Sony Music al Financial Times e riportati da Music Business Worldwide, entro settembre 2026 la società aveva chiesto alle piattaforme di rimuovere più di 260.000 tracce generate con l’IA che imitavano senza autorizzazione voce o identità dei propri artisti. A marzo 2026 il totale dichiarato era superiore a 135.000.
È importante usare i termini corretti: si parla di richieste di rimozione, non di 260.000 cancellazioni già confermate. La fonte non specifica quante tracce siano state effettivamente eliminate, in quanto tempo o su quali servizi. Questa distinzione non indebolisce la notizia; dimostra quanto sia difficile ottenere una risposta uniforme quando lo stesso contenuto può essere ricaricato, ridistribuito o presentato con metadati diversi.
Sony ha descritto il fenomeno come deepfake generativi che imitano voce e immagine degli artisti senza permesso, danneggiano i titolari, confondono i fan e compromettono un uso responsabile dell’intelligenza artificiale.
Non tutta la musica creata con l’IA è un deepfake
Usare un software per ripulire una registrazione, separare le tracce, proporre un arrangiamento o assistere una fase creativa non equivale automaticamente a impersonare un artista. Mettere tutto nello stesso contenitore produce confusione e rende più deboli anche le contestazioni legittime.
Nel mio lavoro distinguo almeno cinque situazioni:
- IA come strumento creativo. L’artista controlla il processo e autorizza l’utilizzo dei propri materiali.
- Voce clonata senza consenso. Una nuova registrazione replica un timbro riconoscibile senza autorizzazione.
- Falsa attribuzione. Un brano viene collegato al profilo di un artista reale tramite nome, identificatori o metadati errati.
- Copia di opere o registrazioni. Il contenuto sintetico riproduce elementi protetti di master, composizione, testo o campionamenti.
- Streaming fraudolento. Brani prodotti in massa vengono ascoltati artificialmente per sottrarre valore al sistema delle royalty.
Le conseguenze e gli strumenti di intervento cambiano. Una clonazione della voce può coinvolgere identità, immagine e diritti della personalità; una copia del master può fondare una contestazione sul diritto d’autore o sui diritti connessi; una falsa pubblicazione sul profilo artista richiede anche la correzione dei metadati e delle associazioni presso piattaforme e distributori.
Perché non è soltanto un problema di copyright
La voce, considerata in astratto, non coincide sempre con un’opera protetta dal copyright. Una registrazione, una composizione, un testo, una fotografia o un marchio seguono regole diverse. La clonazione musicale si trova quindi all’incrocio tra diritto d’autore, diritti connessi degli interpreti, nome e immagine, privacy, concorrenza sleale, inganno del pubblico e condizioni contrattuali delle piattaforme.
WIPO ha analizzato il caso del cantante Arijit Singh proprio come esempio della relazione tra voice cloning, proprietà intellettuale e diritti della personalità. Non significa che ogni Paese applichi automaticamente la stessa soluzione. Significa che limitarsi alla frase “la mia voce è coperta dal copyright” può essere tecnicamente insufficiente: bisogna individuare il diritto corretto, il territorio e il soggetto che può farlo valere.
Le piattaforme stanno reagendo, ma l’artista deve segnalare
Spotify dichiara di rimuovere la musica che imita senza permesso la voce di un altro artista, con o senza clonazione IA. La policy copre anche i casi in cui il nome della persona imitata non appare nei crediti, ma la voce è chiaramente riconoscibile.
La piattaforma chiarisce però un punto operativo: non può sapere se si tratti di un campionamento autorizzato o di una collaborazione reale. Per questo richiede una segnalazione dell’artista o di chi agisce per suo conto, attraverso il modulo legale e la categoria relativa a identità e immagine.
Spotify ha inoltre introdotto in beta Artist Profile Protection, che consente agli artisti coinvolti di controllare le uscite collegate al proprio nome e rimuovere l’associazione quando è errata. È un passo utile, ma non sostituisce il controllo degli altri servizi né elimina la necessità di conservare prove.
Il volume della musica IA ha cambiato la scala del problema
Il fenomeno non si misura solo attraverso le contestazioni di una major. Deezer ha dichiarato che nel gennaio 2026 riceveva in media circa 60.000 tracce interamente generate dall’IA ogni giorno, pari a circa il 39% delle consegne quotidiane. Ha inoltre indicato che fino all’85% degli ascolti della musica IA rilevata risultava fraudolento e veniva demonetizzato ed escluso dal pool delle royalty.
Non significa che l’85% di tutta la musica prodotta con strumenti IA sia fraudolenta. Il dato riguarda gli ascolti della musica IA individuata sulla piattaforma e le sue procedure di rilevamento. La differenza è fondamentale: la provenienza tecnica di un brano e il comportamento fraudolento degli account che lo ascoltano sono due questioni separate.
Nel settembre 2026, Sony e numerosi operatori del settore hanno aderito alla Streaming Integrity Initiative promossa da IFPI. Gli impegni riguardano verifica dell’identità e dei diritti, controllo dei contenuti, contrasto ai recidivi, condivisione delle informazioni e rafforzamento continuo dei sistemi antifrode.
L’AI Act europeo aiuta, ma non risolve tutto
Dal 2 agosto 2026 si applicano le disposizioni sulla trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act. Le linee guida della Commissione europea prevedono marcature rilevabili per i contenuti sintetici e obblighi di informazione per i deepfake. Per le opere manifestamente artistiche, creative o satiriche, l’informazione può essere fornita in modo compatibile con la fruizione dell’opera.
La trasparenza è utile, ma un’etichetta “generato con IA” non costituisce automaticamente una licenza a usare la voce, il nome, il master o l’immagine di un’altra persona. E non assegna da sola compensi o royalty. Consenso, credito, remunerazione e limiti d’uso devono essere affrontati attraverso diritti, contratti e procedure di piattaforma coerenti.
Cosa fare nelle prime 24 ore se trovi un brano che ti imita
La velocità conta, ma una rimozione richiesta senza raccogliere le prove può rendere più difficile ricostruire il caso. Io procedo in questo ordine:
- Conservo le prove. URL, schermate, data e ora, file audio, copertina, nome dell’uploader, profilo artista, ISRC, UPC, distributore visibile, crediti, playlist e contatori disponibili.
- Classifico la violazione. Voce clonata, brano sul profilo sbagliato, master copiato, composizione riprodotta, nome o immagine usati senza permesso, stream sospetti.
- Ricostruisco i diritti. Contratti, depositi, split, licenze, registrazioni originali, file di sessione, date di pubblicazione e soggetti autorizzati.
- Invio la segnalazione corretta. Modulo legale, procedura per contenuti errati, distributore, etichetta o partner, evitando contestazioni generiche.
- Controllo tutte le piattaforme. La rimozione da un servizio non elimina automaticamente il contenuto dagli altri né impedisce un nuovo caricamento.
- Misuro l’impatto. Confusione dei fan, utilizzo commerciale, playlist, visualizzazioni, eventuali ricavi, reputazione e royalty potenzialmente deviate.
I documenti che rendono più forte una contestazione
- master originale, stem e file di sessione con date verificabili;
- ISRC, UPC, identificativi delle opere e informazioni sugli aventi diritto;
- contratti con produttori, interpreti, etichette, editori e distributori;
- registrazione o uso documentato del nome artistico e dei segni distintivi;
- accesso verificato ai profili ufficiali e collegamenti ai canali autentici;
- cronologia delle segnalazioni, risposte ricevute e nuove pubblicazioni dello stesso contenuto;
- rendiconti che permettano di confrontare utilizzi, territori e periodi.
Non esiste un documento magico. La forza deriva dalla coerenza tra identità dell’artista, titolarità dei diritti, metadati, cronologia e prova dell’utilizzo contestato.
Le clausole IA che oggi dovrebbero comparire nei contratti musicali
La tutela non deve iniziare dopo il danno. Nei nuovi accordi considero essenziale chiarire almeno:
- se registrazioni, stem, voce, immagine e materiali possono essere usati per addestrare modelli;
- chi può autorizzare una voce sintetica o una replica digitale;
- per quali opere, territori, finalità e durata vale il consenso;
- quale approvazione è richiesta prima della pubblicazione;
- come vengono attribuiti crediti e compensi;
- se sono ammesse sublicenze e a quali soggetti;
- come vengono conservati o distrutti dati e modelli alla fine dell’accordo;
- chi sostiene le attività di rilevamento, contestazione e rimozione;
- quali informazioni e rendiconti devono essere forniti;
- come si gestiscono revoca, violazioni e utilizzi oltre il perimetro concordato.
Scrivere semplicemente “sono consentiti usi promozionali” non basta quando un materiale può diventare il punto di partenza per generare un numero indefinito di nuove registrazioni.
Domande frequenti sui deepfake musicali
Se la composizione è nuova ma la voce è clonata, il brano è lecito?
Non si può rispondere guardando soltanto la composizione. L’uso non autorizzato di una voce riconoscibile può coinvolgere identità, immagine, condizioni delle piattaforme e altri diritti che cambiano in base al Paese. Serve analizzare come la voce è stata ottenuta, presentata e sfruttata.
Scrivere “AI cover” evita la violazione?
No. Un’etichetta può ridurre l’inganno, ma non sostituisce il consenso e non sana l’eventuale utilizzo di opere, registrazioni, voce, nome o immagine senza autorizzazione.
Le piattaforme trovano automaticamente ogni falso?
No. I sistemi di rilevamento stanno migliorando, ma Spotify stesso richiede la segnalazione dell’artista o del rappresentante per valutare una voce clonata non autorizzata. Il monitoraggio attivo resta necessario.
Un deepfake può sottrarre royalty?
Può deviare ascolti, confondere le associazioni del catalogo o alimentare streaming artificiale. Per parlare di somme recuperabili servono però dati, rendiconti e un collegamento documentabile tra la condotta e il mancato pagamento.
L’intelligenza artificiale deve essere vietata nella musica?
No. L’IA può essere uno strumento creativo utile quando esistono controllo umano, consenso e attribuzione. Il problema nasce quando sostituisce l’identità di una persona, utilizza materiali senza permesso o viene impiegata per ingannare pubblico e sistemi di pagamento.
Tutelare i diritti musicali richiede metodo, non soltanto una rimozione
Un takedown può fermare un singolo caricamento. Una strategia di tutela deve proteggere contemporaneamente voce, nome, immagine, master, composizioni, metadati, profili e flussi economici. Deve inoltre prevedere il ritorno dello stesso contenuto con un titolo, una copertina o un distributore differente.
Quando analizzo un caso parto dalle prove, separo i diritti coinvolti, verifico la catena contrattuale e costruisco richieste specifiche per ogni interlocutore. È il modo più serio per evitare che un problema tecnico diventi una contestazione confusa e facilmente respinta.
Se hai trovato musica pubblicata a tuo nome, una voce che ti imita, un contenuto che usa la tua immagine oppure vuoi inserire clausole IA più solide nei tuoi contratti, prenota un meeting online con me. Esamineremo il caso, i documenti disponibili e le azioni necessarie per tutelare i tuoi diritti musicali.
Per completare il controllo economico del catalogo puoi leggere anche la mia guida al recupero delle royalty non pagate e l’approfondimento su come verificare se tutte le royalty sono state rendicontate.
Fonti consultate
- Music Business Worldwide: le richieste di rimozione comunicate da Sony Music
- Sony Music: Streaming Integrity Initiative
- Spotify for Artists: musica che imita la voce di un altro artista
- Spotify for Artists: Artist Profile Protection
- Deezer: rilevamento della musica IA e streaming fraudolento
- Commissione europea: obblighi di trasparenza dell’AI Act
- WIPO: voice cloning, proprietà intellettuale e diritti della personalità




