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Merlin riscrive le regole: royalties a rischio per artisti ed editori

Merlin riscrive le regole: royalties a rischio per artisti ed editori

Negli ultimi giorni diversi distributori digitali stanno inviando comunicazioni preventive ai propri clienti. Messaggi scritti in modo tecnico, apparentemente rassicurante, che molti artisti ed editori stanno leggendo con superficialità.

Il problema è che quelle email non sono affatto innocue. Al contrario, rappresentano il primo segnale di una delle operazioni più delicate e potenzialmente distruttive degli ultimi anni nel settore della musica digitale indipendente.

Al centro di tutto c’è Merlin, un nome che molti non conoscono, ma che controlla una parte enorme del flusso di diritti e royalty legati all’utilizzo della musica sulle piattaforme social.

Merlin non è un distributore e non è un’etichetta. È l’organismo che rappresenta a livello globale i diritti digitali delle etichette indipendenti nei confronti delle grandi piattaforme tecnologiche. Se la tua musica è stata utilizzata su Instagram, Facebook o TikTok, molto probabilmente è passata da Merlin, anche se non hai mai firmato un contratto diretto con loro.

Negli ultimi mesi Merlin ha avviato un audit retroattivo che copre un arco temporale di circa quattro anni, dal 2022 al 2024. Questo controllo riguarda l’utilizzo della musica sulle piattaforme UGC, ovvero quei contesti in cui i contenuti vengono caricati dagli utenti, come video, reel e short. L’obiettivo dichiarato è quello di individuare contenuti musicali che, secondo le nuove interpretazioni contrattuali, non sarebbero stati idonei alla monetizzazione o avrebbero presentato criticità dal punto di vista dei diritti.

Il punto critico è che non si tratta di un controllo in avanti, ma di una revisione del passato. In altre parole, royalties già pagate vengono ricalcolate, e in molti casi Merlin ha già chiesto alle piattaforme di restituire importi considerati non dovuti. Le piattaforme, a loro volta, stanno riversando questi recuperi sui distributori. E i distributori stanno facendo esattamente quello che ci si può aspettare: scaricare il problema sugli utenti finali.

Questo significa che nei prossimi mesi molti artisti, editori ed etichette si troveranno davanti a trattenute sulle royalty future, blocchi dei pagamenti o, nei casi più gravi, vere e proprie richieste di restituzione di somme già incassate. Il tutto spesso senza che in passato sia mai arrivato un takedown, una segnalazione chiara o un avviso formale di irregolarità.

È qui che nasce il vero allarme.

Molti pensano che, se non hanno mai ricevuto notifiche di violazione, il loro catalogo sia al sicuro. Purtroppo non è così. L’assenza di takedown non garantisce alcuna immunità, perché l’audit di Merlin non si basa solo sulle segnalazioni, ma su nuove letture contrattuali e su criteri applicati retroattivamente. Cover, remix, versioni alternative, sound-alike, cataloghi editoriali non perfettamente blindati o semplicemente mal documentati sono oggi sotto una lente d’ingrandimento molto più severa rispetto al passato.

Il problema più grave, però, è un altro: nessuno difende davvero artisti ed editori. Merlin tutela i propri accordi, le piattaforme tutelano se stesse e i distributori tutelano i loro contratti. In mezzo restano i titolari dei diritti, spesso lasciati soli davanti a report incomprensibili e recuperi applicati automaticamente, senza una reale possibilità di replica se non si interviene in modo competente e tempestivo.

In oltre vent’anni di esperienza nel settore musicale, occupandomi di gestione editoriale, distribuzione digitale e recupero delle royalty, ho visto decine di casi simili. In moltissime situazioni le somme reclamate indietro non erano dovute, oppure potevano essere contestate con successo. In altri casi, royalty bloccate o trattenute potevano essere recuperate dimostrando la piena legittimità del catalogo o correggendo errori strutturali nella distribuzione.

La differenza, come sempre, la fa il tempismo.

Quando il distributore applica l’aggiustamento in automatico, il danno è già fatto. Quando si interviene prima, invece, è spesso possibile evitare la restituzione di importi già pagati o mettere il catalogo in sicurezza prima che venga colpito.

Per questo il mio invito è diretto e senza giri di parole.

Se hai ricevuto comunicazioni dal tuo distributore, se gestisci un catalogo editoriale, se lavori con cover, remix o musica molto utilizzata sui social, oppure se vuoi semplicemente capire se il tuo catalogo è a rischio, è il momento di agire adesso.

Un confronto preventivo può fare la differenza tra perdere migliaia di euro e difendere il valore del tuo lavoro.

Puoi fissare un meeting direttamente con me: analizzerò la tua situazione, valuteremo i rischi reali e, dove possibile, lavorerò con il mio team per recuperare royalty non versate o impedire che vengano reclamate indietro.

Nel contesto attuale, ignorare il problema è l’errore più grande che si possa fare.

  Fissa un Meeting!